L’odierna pubblicazione non intende esprimere giudizi etico morali sui fatti tristemente noti, ma vorrebbe unicamente provare a ribadire un profilo di allarme sociale in relazione ad alcune complesse dinamiche del web, che fanno da contraltare alla semplicità di utilizzo dello stesso strumento telematico. Si tratta di una riflessione, per quanto possibile, razionale ma al tempo stesso emotiva, su una ragazza di oggi che, come tutte le sue coetanee, spendeva la maggior parte del proprio tempo libero utilizzando internet, vera Spada di Damocle di quelle generazioni che vengono definite “native digitali”.

Ho voluto attendere qualche settimana dai fatti, che credo resteranno nella memoria di tutti noi come un qualcosa di indelebile ma non ineluttabile, prima di fornire il mio, spero non banale, punto di vista sulla vicenda. Ho letto, ascoltato, visto ed esaminato molto su quanto accaduto quel triste giorno di settembre e non è mia intenzione esprimere giudizi sull’operato dei soggetti che, a vario titolo, sono stati i protagonisti di questa vicenda.

Non dirò, quindi, nulla sui legali della ragazza che avrebbero potuto meglio qualificare, innanzi agli organi giudicanti, la fattispecie giuridica per far meglio valere i sacrosanti diritti che si dovevano tutelare in sede giudiziaria.

Non dirò, poi, nulla sul populismo becero che ha invaso la rete dopo il suicidio di Tiziana, colpevolizzandola per una tanto  evidente quanto trasparente leggerezza che ha commesso e che, in modo altrettanto trasparente come la rete vuol far finta di essere, non è riuscita a risolvere.

Non dirò nulla sui giudici che, applicando alla lettera la normativa di riferimento ma forse difettando di quel buon senso che difficilmente si impara sui codici, hanno condannato una ragazza di 31 anni, senza lavoro e proveniente da un territorio già di suo molto complesso dal punto di vista sociale, a pagare esorbitanti spese di giudizio a compagini sociali che non hanno certamente problemi ad assolvere i propri costi di assistenza legale. Il video circolava in rete da oltre un anno, ma il suicidio è avvenuto pochi giorni dopo la notifica dell’ordinanza che la condannava alle spese.

Non dirò nulla su certi rilevanti personaggi della nostra comunità che, evidentemente al soldo di qualche lobbista d’oltreoceano, hanno ribaltato tutto su “un uso più consapevole della rete”.

Non dirò nulla sulla ciclostilata ma, a mio parere assurda, presa di posizione di un noto social network, il quale ha accolto positivamente la decisione giudiziale su Tiziana in quanto ha chiarito che gli hosting provider non sono tenuti al monitoraggio proattivo dei contenuti (la pedopornografia, però, non mi pare di vederla sulle loro pagine web…). E per di più sosteneva di non essere tenuto a rimuovere l’accesso ai contenuti “senza che prima vi fosse un ordine in tal senso emesso dalle autorità competenti, ai sensi dell’articolo 16 del direttiva sul commercio elettronico” trincerandosi dietro un surreale cinismo mascherato con la consueta difesa sulla libertà di espressione.

Insomma, avrete già capito come non voglia dire nulla su questa triste vicenda, se non questo: nel 2016, a mio modesto avviso, è inaccettabile, assolutamente ed univocamente inaccettabile che la nostra società non metta a disposizione di una ragazza di 31 anni gli strumenti per potersi tutelare di fronte a simili situazioni, anche se derivate da un proprio difetto od errore di valutazione. Insomma, i colossi del web investono ogni giorno decine e decine di migliaia di dollari per innovare la tecnologia dei loro servizi, al fine di far si che l’utente possa migliorare la propria capacità di navigare sul web: in sostanza loro lavorano ed investono quotidianamente per far sì che sia sempre più veloce, semplice ed agile caricare un commento, una foto od un video sul web. Ma dovrebbe valere lo stesso anche per la rimozione, dovrebbe essere direttamente proporzionale questa equazione, sennò lo squilibrio che si crea può comportare seri drammi, come quello per cui oggi scrivo.

È il loro core business, nessuno vuole fare loro i conti in tasca, ma è palese che più la user experience sarà valida ed efficace, più utenti avranno e più introiti incamereranno. Ecco, tutto ciò, di fronte alla morte di Tiziana, diviene anacronistico, non attuale, non corrispondente ad una ancestrale esigenza che, oggi più che mai, gli utenti chiedono e, dovrebbero pretendere, dal web: LA TUTELA.

Filippo Catanzaro

© Riproduzione riservata

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