Nello scorso mese di maggio, i principali organi di informazione hanno dato grande risalto all’istituzione da parte della Polizia delle Poste e delle Telecomunicazione di una sorta di 113 online, specificamente dedicato al contrasto dalle principali forme di criminalità telematica ed allo snellimento dei rapporti tra cittadinanza e tutori dell’ordine.

L’iniziativa – presentata dal comandante della Polpost Antonio Apruzzese – segna, già dal punto di vista simbolico, un importante punto di svolta nel modo di concepire la tutela della sicurezza (non solo informatica) e conferma la grande attenzione che la Polizia dedica alle sollecitazioni che giungono dalle nuove tecnologie comunicative.

Sotto un primo profilo, il nuovo servizio si propone di cogliere gli aspetti più positivi della società dell’informazione, avvicinando le Autorità alle esigenze dei cittadini proprio grazie ad Internet. Il 113 online – la cui piattaforma mediatica è già in avanzato stato di implementazione – rappresenta infatti una sorta di commissariato virtuale (diviso in 7 diverse “stanze”), attraverso cui è possibile già oggi fruire di una serie di servizi informativi e non solo, avviando o istruendo da remoto pratiche in tema di rilascio passaporti, immigrazione, affidamento dei minori ecc. Di particolare interesse risultano gli approfondimenti dedicati alla sicurezza telematica (non a caso contenuti nella prima della sette stanze virtuali), dove vengono descritti ed illustrati (anche con richiami normativi) alcuni fenomeni di rilievo come il phishing, lo spamming, il file sharing ecc.).

Ambizioso – anche se ancora agli esordi – il servizio di denuncia online, che permette al cittadino di segnalare irregolarità riscontrate in rete e, addirittura, di denunciare taluni “reati telematici”. Al momento, il servizio offre la possibilità di predisporre una sorta di pre-denuncia, che deve comunque essere formalizzata personalmente dall’interessato di fronte all’Autorità nei due giorni successivi alla compilazione del form telematico. Non poteva essere altrimenti, date le rigorose formalità che l’ordinamento richiede per l’efficace presentazione di un atto di denuncia-querela da cui deve prendere poi l’avvio un procedimento penale “tradizionale”.

Ma è chiaro che proprio su questo fronte, ovvero sulla possibilità di offrire ai cittadini strumenti di denuncia e segnalazione immediati e, per quanto possibile, informali, si gioca la scommessa della Polizia Postale. Ad oggi, infatti, ancora troppi sono i fenomeni di intrusioni informatiche, sottrazione di password, violazione di caselle elettroniche o semplici phishing che vengono sottovalutati (o tollerati) dalle vittime proprio in ragione degli elevati oneri di denuncia (formalità, tempi di attesa, ecc.) e che, pertanto, si diffondo sostanzialmente indisturbati sul web sino ad assumere dimensioni non più controllabili.

E qui si pone l’altra grande sfida del progetto del Comandate Apruzzese, che  – non a caso – ha equiparato gli operatori del 113 online alle pattuglie della stradale: “nasceranno delle volanti anche per Internet, la polizia girerà sul web e monitorerà i social network pronta ad intervenire contro gli abusi, le diffamazioni, i falsi profili”.

L’idea merita un plauso corale e ben coglie l’esigenza di apprestare mezzi di reazione e difesa rapidi ed efficaci, proprio di fronte ad un fenomeno (la criminalità via internet) che per la sua ineludibile rapidità e mutevolezza non può essere adeguatamente contrastato con i tempi della giustizia tradizionale.

Da questo punto di vista, le gazzelle virtuali potranno utilmente contribuire alla legalità e alla sicurezza telematica, sia in chiave probatoria (ad esempio documentando e cautelando situazioni soggette a modificarsi rapidamente nel vortice irrefrenabile del traffico telematico), sia in chiave repressiva (ad esempio intervenendo in tempo reale per bloccare siti dediti ad attività illecite).

Chiunque si sia trovato ad avere a che fare con problematiche connesse alla sicurezza in rete sa quanto è difficile – già a pochi mesi di distanza dal fatto – risalire all’autore di una certa condotta attraverso l’interrogazione dei file di log degli ISP o dei principali social network. Anche il contrasto ai siti che ospitano o diffondono contenuti illeciti (in tema di diritto d’autore, della persona o dei minori) si scontra il più delle volte con la magmaticità della rete, che attraverso il cambio di server o la modifica dei nomi di dominio consente facili scappatoie e vie di fuga.

Come noto, di fronte all’inerzia di un legislatore che non ha ancora saputo – o voluto – predisporre appositi ed innovativi strumenti per l’effettivo contrasto della criminalità online, qualche originale soluzione è stata escogitata dalla giurisprudenza: così ad esempio, combinando l’art. 321 c.p.p. con le inibitorie previste dal d.lgs. 70/2003, la magistratura da qualche tempo ammette ormai la possibilità di eseguire i provvedimenti di sequestro preventivo contro siti internet allocati su server stranieri attraverso un ordine di oscuramento rivolto ai provider italiani.

Ma anche soluzioni di questo tipo sono destinate a segnare il passo di fronte alla mutevolezza di internet, in cui è facile mutare pelle e nome, neutralizzando la solennità di inibitorie e sequestri, che richiedono bolli e plurime vidimazioni.

La situazione potrebbe senz’altro mutare proprio quando la polizia giudiziaria sarà finalmente in condizione di agire in tempo reale ed anche di propria iniziativa, attraverso strumenti che diano concretezza ai poteri di cui – almeno sulla carta – già ora dispone (il pensiero corre, ovviamente, all’art. 354 c.p.p.): è dunque su questo terreno che il 113 online dovrà essere messo alla prova, dimostrandosi all’altezza delle aspettative e delle promesse.

 

Avv. Marco Farina

© Riproduzione riservata

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