Il primo marzo c.a. la Commissione europea ha adottato una raccomandazione sulle misure per monitorare efficacemente i contenuti illegali online (“Raccomandazione”). L’obiettivo principale di tale raccomandazione è legato ai servizi degli hosting provider i quali, come noto, giocano un ruolo essenziale per il rispetto dei diritti, inclusi i diritti d’autore, in internet: una linea di indirizzamento era già stata tracciata dalla Commissione europea con la Comunicazione del 28 settembre 2017; con la raccomandazione in parola la Commissione consolida i provvedimenti adottati nel quadro di diverse iniziative.

Viene anzitutto affermato un principio fondamentale: “ciò che è illegale offline lo è anche online” e quindi qualunque informazione non conforme al diritto dell’Unione o di uno Stato membro (tanto il materiale pedopornografico quanto le violazioni dei diritti di proprietà intellettuale) se è illecita nella realtà fisica, lo è anche in quella digitale.

La Raccomandazione costituisce un ulteriore passo in avanti, in quanto definisce formalmente le misure operative che dovrebbero essere adottate dalle imprese e dagli Stati membri per quanto concerne la rilevazione e la rimozione dei contenuti illegali mediate misure reattive o proattive (come l’uso di strumenti automatizzati per rilevare contenuti illegali). In particolare, viene ribadito che, secondo le norme contenute nella Direttiva E-Commerce (2000/31/CE), gli Stati membri possono imporre un dovere di diligenza (“duty of care”) a carico dei prestatori di servizi di hosting in relazione ai contenuti illegali da essi eventualmente memorizzati (Raccomandazione, considerando 8). Nell’imporre l’adozione di misure “effettive, appropriate e proporzionate” atte a impedire –e ove possibile prevenire– la diffusione di contenuti illeciti bisognerà tenere nella dovuta considerazione tutti i diritti fondamentali, in particolare di quelli garantiti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, inclusa la proprietà intellettuale (Raccomandazione, considerando 13), nonché lo stato dello sviluppo delle tecnologie(Raccomandazione, considerando 14).

La Commissione, conformemente alla giurisprudenza della Corte UE, ha ribadito che i fornitori di servizi di hosting possono venire a conoscenza dei contenuti illeciti anche indipendentemente (“in modi diversi”) da una segnalazione del soggetto interessato e che in presenza di tali segnalazioni, il livello di accuratezza delle stesse deve essere analizzata “alla luce delle specificità di ogni caso individuale”: ne segue che, in presenza di violazioni dei diritti di proprietà intellettuale, le informazioni eventualmente fornite al provider possono differire notevolmente da quelle necessarie, ad esempio, per la localizzazione di contenuti illeciti di altra natura (ad es. contenuti diffamatori). Al fine di garantire la trasparenza dell’attività dei fornitori di servizi di hosting, gli stessi dovranno pubblicare, ad intervalli regolari, relazioni sulle loro attività relative alla rimozione dei contenuti considerati illegali e alla disabilitazione dell’accesso ai medesimi nonché specifiche relazioni, destinate alla Commissione, sull’attività di monitoraggio da essi svolta. Condivisibile appare quindi l’auspicio della Commissione, a che la lotta ai contenuti illegali online venga affrontata con “un approccio olistico”, essendo tali contenuti spesso trasferiti da un prestatore di servizi di hosting all’altro i quali dovrebbero condividere esperienze, soluzioni tecnologiche e migliori prassi (Raccomandazione, considerando 30). Particolarmente rilevante, infine, è il fatto che la Raccomandazione è destinata a condizionare anche l’attività di tutti i prestatori di servizi di hosting, indipendentemente dal fatto che siano stabiliti nell’Unione o in un paese terzo, a condizione che le loro attività siano rivolte a consumatori residenti nell’Unione.

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