Un internet service provider che fornisce servizi di connessione alla rete può essere obbligato ad inibire ai propri clienti l’accesso ad un sito internet che diffonde contenuti audiovisivi in violazione dei diritti di terzi.

È questo il principio espresso dall’avvocato generale, Cruz Villalon, nelle conclusioni rese all’esito del giudizio che vede contrapposto l’internet provider austriaco UPC Telekabel Wien e il produttore\distributore cinematografico Constantin Film Verleih e Wega Filmproduktionsgesellschaft.

Al giudice europeo è stato chiesto di stabilire se, sulla base del diritto comunitario, possano essere considerati intermediari, e quindi assoggettati a provvedimenti inibitori, anche quei provider che si limitino a procurare agli utenti l’accesso a siti internet che pubblichino materiale pirata.

L’avvocato generale ha dato risposta affermativa specificando che gli internet provider non potranno più trincerarsi – come attualmente accade – eccependo la necessità di ricorrere all’impiego “di mezzi non trascurabili” per ottemperare ai provvedimenti richiesti dai titolari dei diritti d’autore. L’unica condizione per pronunciare provvedimenti inibitori rimarrebbe quindi quella di disporre misure non eccessivamente generiche.

Se le conclusioni dell’avvocato generale verranno recepite nelle prossime settimane dalla pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, i titolari dei diritti d’autore potranno contare su un ulteriore strumento a difesa dei propri diritti.

È presto per trarre conclusioni ma la sensazione è che le Autorità competenti stiano prendendo coscienza della necessità di tutelare in modo efficace i titolari dei diritti dalle minacce derivanti dai siti web.

La pronuncia che potrebbe essere emessa nei prossimi giorni dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea non sarebbe infatti un provvedimento isolato ma si inserirebbe nel trend che ha portato, ad esempio, nelle scorse settimane il motore di ricerca per file torrentIso Hunt”, di fronte alla prospettiva di una condanna pressoché certa, a riconoscere alle major cinematografiche americane, a titolo di risarcimento, il considerevole importo di 110 milioni di Euro.

Aumentano quindi le chance dei titolari di diritti di veder tutelate le proprie esclusive anche nel mondo del web.

Alessandro La Rosa

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