Negli ultimi tempi si è acceso il dibattito sul compenso, stabilito dalla normativa sul diritto d’autore, per il diritto di copia privata, anche alla luce dei recenti tentativi di rimodulazione delle tariffe.

Una rimodulazione della tariffe del compenso di copia privata si renderebbe necessaria, non solo per il periodico aggiornamento imposto dal tessuto normativo nazionale, ma anche per l’armonizzazione a livello europeo del sistema d’imposizione ed amministrazione del compenso per la copia privata.

In breve, il compenso per “copia privata” è dovuto per il beneficio che il consumatore trae dalla facoltà, data dalla legge, di riprodurre legalmente, per uso esclusivamente personale, fonogrammi e videogrammi, senza dover chiedere il preventivo consenso di autori, artisti e produttori, titolari di autonomi diritti esclusivi di riproduzione. Tale compenso viene corrisposto da “chi fabbrica o importa nel territorio dello Stato allo scopo di trarne profitto gli apparecchi e i supporti (ndr che consentono la memorizzazione)”, ai sensi dell’art. 71-septies comma 3 L. 633/41. Il compenso ha natura esclusivamente indennitaria. L’ammontare è collegato al danno che il titolare del diritto esclusivo di riproduzione subisce con l’introduzione della sopra citata eccezione, che consente utilizzi per attività di godimento e, indirettamente, per attività produttive (la vendita di apparati, supporti di memorizzazione, servizi di registrazione e archiviazione), non compensati da transazioni di mercato.

Va da sé che gli interessi contrapposti in tale ambito sono molteplici e piuttosto complessi da salvaguardare congiuntamente. Da un lato ci sono i costruttori di apparecchi e device che spingono per un abbassamento, se non addirittura per una eliminazione, del compenso di copia privata. Dall’altro ci sono gli autori ed i produttori di contenuti, che per converso puntano ad un incremento delle tariffe, anche in considerazione del fatto che l’evoluzione tecnologica e la sempre maggior diffusione del digitale hanno reso il processo di copia facilmente accessibile al pubblico, mentre – viceversa – i costi fissi di produzione sono generalmente cresciuti.

Cristiano Redaelli, Presidente ANITEC (Associazione Nazionale Industrie Informatica, Telecomunicazioni) riassume così il punto di vista dei costruttori di apparecchi: “L’arrivo di una nuova stangata sugli apparati elettronici e le memorie, che peserebbe sui consumatori, sarebbe una contraddizione proprio nel momento in cui il Governo sta cercando di implementare quanto necessario per recuperare il gap rispetto agli altri Paesi e raggiungere gli obiettivi dettati dall’Agenda Digitale”.

Di parere opposto, ovviamente, il Presidente della SIAE (Società Italiana Autori ed Editori) Gino Paoli, che non ha tardato a replicare alla levata di scudi dell’industria informatica: “La copia privata non è una tassa ma un compenso che si riconosce agli autori, agli interpreti esecutori ed ai produttori di contenuti (…): perché gli autori, gli interpreti esecutori ed i produttori di contenuti del nostro Paese non possono avere pari dignità e devono continuare a produrre opere dell’ingegno senza avere adeguato compenso e quindi continuando ad essere considerati figli di un dio minore?”.

Il dibattito è, dunque, tutt’ora fervido e crediamo possa proseguire con le contrapposizioni d’interessi che abbiamo evidenziato in questa pubblicazione. Sorprende come un eventuale innalzamento delle tariffe venga univocamente ed esclusivamente “caricato” sulle sole spalle dei consumatori, come se fosse scontato che i produttori di apparecchi non possano rinunciare a parte del loro margine di profitto per adeguarsi ad una normativa che, almeno in linea di principio, dovrebbe salvaguardare proprio le esigenze del semplice cittadino e non andare a discapito delle sue tasche.

L’equazione parrebbe essere piuttosto semplice e potrebbe, come si suol dire, “salvare capra e cavoli”: se si creeranno maggiori contenuti, i consumatori subiranno maggiori stimoli di fruizione e consumo degli stessi, ed a loro volta gli strumenti con i quali sarà possibile fruire di questi contenuti (principalmente pc, tablet e smartphone) godranno di incrementi di vendita, con soddisfazione di tutta la filiera produttiva, sia editoriale/contenutistica che informatica/ingegneristica.

In conclusione, la salvaguardia del sistema di equo compenso per il diritto di copia privata è una tutela per la creazione di contenuti audiovisivi originali in Italia, ma non solo. È una garanzia anche per il successo e l’appeal commerciale di cui certi apparati elettronici godono proprio per la loro variegata capacità di sfruttamento dei contenuti.

Garantire una congrua remunerazione ad autori e produttori di opere dell’ingegno significa, infatti, proteggere la creazione di cultura e salvaguardare l’intero indotto dell’audiovisivo (e non solo) nazionale. Il volano della creatività è rappresentato proprio dalla semplicità di ottenimento dei compensi per i titolari dei diritti, sempre più stimolati a creare nel momento in cui sono adeguatamente e rapidamente compensati per la propria attività dell’ingegno.

Filippo Catanzaro

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