Lo strumento tradizionalmente adottato per tutelare la paternità dell’opera d’arte contro potenziali abusi è sempre stato il certificato di autenticità, rilasciato dall’artista, se ancora in vita, ovvero da esperti, case d’asta, gallerie ovvero archivi, e contenente tutte le informazioni identificative e descrittive dell’opera altresì attentandone provenienza e/o attribuzione.

In un contesto all’interno del quale le opere erano caratterizzate dalla materialità, questo è stato l’unico metodo operante per la loro autenticazione; metodo, tuttavia, entrato in crisi a seguito dell’avvento delle opere digitali, realizzate attraverso l’utilizzo di hardware e software che attribuiscono al prodotto finale carattere immateriale precludendo, pertanto, quel tradizionale carattere di tangibilità dell’opera d’arte.

Difficilmente un certificato di autenticità cartaceo potrebbe accompagnare e seguire efficacemente un’opera digitale, poiché non adeguato alla rapidità e immediatezza dei trasferimento dei files contenenti l’opera e alla contestuale esigenza di tutela del suo autore.

Le opere digitali, infatti, potrebbero viaggiare in rete un numero illimitato di volte attraverso una semplice condivisione, tanto da pregiudicare il loro autore quando non ne venga, per esempio, riportata la titolarità, ovvero quando, a sua insaputa, le stesse, vengano modificate, contraffatte o utilizzate senza alcuna autorizzazione.

Al fine di superare tali limiti e offrire una tutela immediata e incorporata nell’opera digitale, sono sempre maggiori le proposte di autenticazione che si fondano sulla marcatura temporale in grado di assicurare, attraverso l’utilizzo del medesimo linguaggio e codice informatico, una tutela peraltro maggiore rispetto a quella concessa in passato alle opere materiali dal certificato di autenticità.

In tal senso, le metodologie applicate sono diverse, la maggior parte delle quali operano attraverso piattaforme internet che rilasciano certificati di autenticità grazie all’attribuzione, appunto, di una marcatura temporale.

Tra le più innovative si menzionano le piattaforme che attraverso il database blockchain, il quale utilizza la tecnologia peer-to-peer, sono in grado di certificare la provenienza e l’autenticità delle opere d’arte digitale.

In altri termini, il blockchain, registro pubblico e incorruttibile, genera una certificazione di autenticità a sua volta incorruttibile, trasparente e perpetua che conterrà, perché da quest’ultimo generate e custodite attraverso la combinazione di firma digitale e marcatura temporale, tutte le informazioni riferite a una determinata opera d’arte –anche questa in formato digitale– e al suo titolare, non falsificabili, né suscettibili di contraffazione.

In questo modo l’artista, il collezionista o la stessa galleria potranno rivendicare in qualunque momento e nei confronti di chiunque la paternità della predetta opera, in quanto solo quest’ultima munita di certificazione con data certa, potrà essere considerata l’originale.

Ai sistemi che generano la certificazione di autenticità con tecnologia blockchain e che operano su opere create digitalmente, si affiancano le piattaforme che certificano l’autenticità delle opere d’arte realizzate con media tradizionali attribuendo, al certificato apposto sulle stesse, un QR-Code.

In questo caso l’utente della piattaforma (artista, gallerista, collezionista) regolarmente autenticato, potrà richiedere l’attribuzione e apposizione sull’opera del suddetto codice che l’accompagnerà in tutti i successivi trasferimenti.

È evidente, pertanto, come tali nuovi sistemi consentano di superare anche le annose problematiche inerenti all’autenticità dello stesso certificato, essendo loro stessi certificati, incorruttibili, non falsificabili e temporalmente illimitati.

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