Un anno di intense trattative e bilanciamenti sulle diverse esigenze delle parti. È quanto ci è voluto a Google ed alla Federazione Italiana Editori e Giornali (FIEG) per concludere l’accordo strategico di collaborazione destinato a favorire l’innovazione del giornalismo e della stampa nell’era digitale. Due posizioni che per lungo tempo apparivano inconciliabili. Da un lato il colosso statunitense di Mountain View e dall’altro le aziende editoriali italiane, con la finalità di interagire maggiormente con gli utenti e proteggere i contenuti.

L’intesa, destinata a durare tre anni, è una scommessa su vari punti: la valorizzazione e distribuzione dei contenuti editoriali utilizzando un meccanismo di revenue share attraverso a) l’app mobile Google Play Edicola (preinstallata su tutti i dispositivi Android), garantendo un contributo di co-marketing di un milione e mezzo di euro l’anno; b) la piattaforma di videostreaming YouTube garantendo agli editori di ospitarvi e distribuirvi i propri contenuti video; un accordo che faciliti un utilizzo avanzato degli strumenti di Google Analytics e Optimize, comprensivo di formazione ad hoc; un’azione congiunta per la protezione dei contenuti sul web a tutela del copyright dell’editore, attraverso gli strumenti messi a disposizione da Google e la creazione di un Digital Lab@FIEG per il trasferimento e la condivisione di know-how.

Le aree decisive sulle quali si concentrerà la collaborazione sono, quindi, i dispositivi mobili, gli strumenti di analytics, la tutela del diritto d’autore e la formazione.

L’iniziativa, che segue l’esempio di altri paesi europei, è un accordo “business oriented” a tutela del diritto d’autore ma valido solo per il mercato italiano e che, pertanto, non avrà alcuna conseguenza sulle controversie in corso tra le parti e soggetti terzi.

Inoltre, non è un caso che l’intesa sia arrivata proprio a seguito del richiamo fatto dalla Commissione Ue a Google, accusata di “abuso di posizione dominante” per le restrizione imposte ai vari produttori di smartphone e tablet, nonché agli operatori di telefonia mobile, ai quali viene imposta la previa installazione di alcune sue app quali, ad esempio, Google Maps, GMail, Chrome e altri servizi di Mountain View.

Infatti, l’azienda intrattiene rapporti non sempre collaborativi con i diversi paesi europei. Con la Francia, ad esempio, ha concluso un accordo simile, seppur giudicato negativamente dagli editori italiani poiché ritenuto insufficiente, con la previsione di un investimento di sessanta milioni di euro in tre anni per la creazione di un fondo ad hoc per l’editoria digitale. In Spagna, invece, con non poche contestazioni si è arrivati alla chiusura di Google News a seguito dell’entrata in vigore della legge sul copyright online che impone a chiunque pubblichi un link o la breve citazione di un articolo di giornale il pagamento di un non ben definito “equo compenso” all’editore.  A conti fatti, perseguendo l’obiettivo di facilitare le prospettive di crescita per le aziende editrici italiane, valorizzando i loro prodotti e le loro capacità di sviluppo in una nuova ottica multimediale, sembra che i vantaggi della partnership strategica siglata dall’Italia possano arrivare a circa quaranta milioni di euro per il terzo anno di collaborazione, partendo da un investimento di base di Google di dodici milioni di euro per il triennio.

Dott.ssa Priscilla Casoni

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