Il Tribunale di Milano, Sezione Specializzata in materia di impresa, con la recente sentenza n. 12508 del 6 novembre 2015, è stato chiamato a decidere su una controversia avente ad oggetto la produzione, distribuzione, promozione e commercializzazione di mod chip, dispositivi hardware che – se installati su consolle per videogames – permettono l’utilizzo di copie pirata di videogiochi (software).

Tali dispositivi venivano promossi e commercializzati anche attraverso un sito web, gestito da un hosting provider italiano, soggetto terzo rispetto la convenuta principale, chiamato in causa dalle attrici per aver violati gli artt. 16 e 17 L. 70/2003.

Le attrici, società facenti parte della holding con a capo Nintendo Co Ltd., deducevano la violazione dell’art. 102quater LDA (“I titolari di diritti d’autore e di diritti connessi […] possono apporre sulle opere o sui materiali protetti misure tecnologiche di protezione efficaci che comprendono tutte le tecnologie, i dispositivi o i componenti che, nel normale corso del loro funzionamento, sono destinati a impedire o limitare atti non autorizzati dai titolari dei diritti”) in violazione dei diritti patrimoniali d’autore sui software contenuti nei videogiochi ex art. 64-bis e ss. LDA, nonché sui videogames stessi (ex art. 2 LDA) e sulle singole parti quali sigle, marchi, musiche di proprietà di Nintendo.

La rilevanza della sentenza in oggetto è data da molteplici passaggi argomentativi dei Giudici meneghini.

In primo luogo, la Corte di Giustizia UE – chiamata a decidere dai Giudici de qua proprio sull’interpretazione dell’art. 6 della Direttiva 2001/29/CE. (“Obblighi relativi alle misure tecnologiche”) rispetto i videogames – ha statuito che le singole parti (come elementi grafici e sonori) sono protette insieme all’opera nel suo complesso dalla Direttiva 2001/29/CE. Pertanto, da ciò consegue che è possibile applicare ai videogames (intesi come pluralità di elementi eterogenei tutelabili autonomamente dalla LDA) l’art. 102-quater LDA e quindi è lecito per il produttore di hardware e software apporre “misure tecnologiche di protezione efficaci che consentano di impedire o limitare atti non autorizzati dai titolari dei diritti, sia volte ad escludere l’accesso a tali opere che ad impedirne la copia”, siano esse “in parte incorporate nei supporti fisici dei videogiochi e in parte nelle consolle che hanno bisogno di un’interazione con le stesse [le cassette contenenti i videogames e quindi i software NdR]”.

In secondo luogo, posta l’argomentazione di parte convenuta secondo cui gli hardware da loro prodotti non sono utilizzati prevalentemente da coloro che vogliono fare “copie pirata” bensì da soggetti indipendenti che vogliono creare videogames indipendenti e artigianali (“homebrew”) e tentando così di rendere legittimo l’utilizzo dei loro prodotti, i Giudici hanno statuito che l’effettivo utilizzo prevalente di tali homebrew doveva essere provato – dalla convenuta – da elementi “utili ad individuarne la loro effettiva diffusione presso il pubblico degli utenti […] sia pure tramite indici o rilevamenti sommari sulla base dei quali comunque poter eseguire una valutazione approssimativa dell’ampiezza di tale fenomeno in sé difficilmente misurabile e da poter consentire una qualche comparazione con la diffusione dei videogiochi della parte attrice”.

In terzo luogo, seppur la terza chiamata (hosting provider) abbia dimostrato la propria estraneità ai fatti di causa al tempo della proposizione della domanda, i Giudici hanno dichiarato che “in via generale deve comunque ritenersi che – nell’epoca in cui è stata effettivamente fornitrice del servizio di hosting in favore di PCBOX s.r.l. per il sito www.ricoverybios.com – essa fosse assoggettata alla particolare forma di responsabilità degli artt. 16 e 17 L. 70/03 per i soggetti prestatori di servizi della società dell’informazione”.

Dott. Giovanni Turina

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