La Corte milanese è stata chiamata a pronunciarsi su un ricorso cautelare avanzato dalla società Probendi Ltd, titolare del marchio comunitario “IWATCH”, la quale lamentava un consistente pregiudizio dovuto all’utilizzo, da parte di Apple, del segno “iwatch” come keyword nell’ambito del noto servizio pubblicitario “AdWords” di Google.

La ricorrente ha sottolineato come tale indebita utilizzazione ostacolerebbe in modo sostanziale l’uso del suo marchio, in quanto, nel caso si avviasse una ricerca attraverso il succitato motore di ricerca mediante il termine “iwatch”, il sito ricollegabile alla società comparirebbe solo oltre la centoventesima posizione. Sussisterebbe, quindi, un chiaro illecito concorrenziale nella condotta della Apple, dal momento che la menzione del marchio altrui come “keyword advertising“ integrerebbe un’illecita appropriazione di pregi altrui.

La società resistente ha dal canto suo rilevato che, all’epoca del deposito del marchio di cui è titolare la Probendi Ltd, erano già notissimi i marchi Apple recanti il prefisso “i”, sicchè detto deposito sarebbe da considerarsi mirato a trarre un indebito vantaggio e dovrebbe quindi essere tacciato di nullità per difetto di novità e malafede.

Il Tribunale ha respinto il ricorso cautelare promosso dalla Probendi, rilevando come la ricorrente utilizza il marchio “iwatch” per contraddistinguere un prodotto in sé non assimilabile all’Apple Watch delle resistenti, non sarebbe perciò ravvisabile alcuna illiceità nella contestata pubblicità posto che l’annuncio consente all’utente di internet normalmente informato e ragionevolmente attento di sapere se i prodotti o i servizi a cui l’annuncio si riferisce non provengono dal titolare del marchio o da un’impresa economicamente collegata a quest’ultimo ma da un terzo ad essa del tutto estraneo.

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