Con il referendum che si terrà il 3 novembre a San Francisco, che potrebbe potenzialmente limitare gli affitti temporanei a sole 75 notti l’anno, la città statunitense sferra un duro colpo ai servizi web che come Airbnb offrono alloggi alternativi ai classici alberghi.

La piattaforma online ha reagito con la diffusione di messaggi, dichiarazioni e addirittura cartelli pubblicitari, richiamando, in particolare, i 12 milioni di dollari in tasse pagati ogni anno dai propri utenti allo Stato americano.

Una strategia troppo aggressiva e molto criticata che ha costretto Airbnb a scusarsi e fare marcia indietro tramite un comunicato stampa nonché un successivo chiarimento, sul proprio profilo Twitter, nel quale dichiara di aver effettivamente “sbagliato approccio”.

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