E’ stato di recente presentato il Report Special 301 del 2014: il rapporto, pubblicato per la prima volta nel 1989, è redatto annualmente dall’Ufficio del Commercio USA (Office of the United States Trade Representative) e si propone di fotografare lo stato della tutela della proprietà intellettuale nel mondo. Si tratta del risultato di consultazioni tra tutti i soggetti interessati (associazioni, esperti, governi degli Stati esteri e Congresso degli Stati Uniti) ed ha ad oggetto non solo il diritto d’autore, ma anche la tutela di marchi, brevetti (con particolare attenzione a quelli farmaceutici), disegni, modelli di utilità e software.

Per quanto attiene il tema della pirateria online sono interessanti i dati relativi a quei paesi che, destando maggiore preoccupazioni, sono stati inseriti nella c.d. Priority Watch List. Si tratta di Algeria, Argentina, Cile, Cina, India, Indonesia, Pakistan, Russia, Tailandia e Venezuela.

Secondo l’Ufficio del Commercio USA, in Cina, la pirateria colpisce indistintamente il mercato cinematografico, musicale, editoriale ed informatico; gli introiti derivanti dalla vendita di musica in formato digitale ammontano a 65.4 milioni di dollari nel 2013, contro i 108.3 milioni di dollari della Corea del Sud ed i 32 milioni di dollari della Tailandia, entrambi paesi con meno del 5% della popolazione cinese ed un reddito pro capite grosso modo equivalente.

L’India, entro il 2015, vedrà crescere in misura impressionante il numero dei suoi utenti di internet che, si calcola, arriveranno ad essere pari a 330/370 milioni. Ciò, rende imperativo adottare misure di sicurezza idonee a tutelare la proprietà intellettuale, in particolar modo se si pensa che l’India è il paese con il maggior livello di pirateria video del mondo, dovuta ad un altissimo uso del c.d. camcording, cioè la registrazione in sala attraverso camcorder, telefoni cellulari e registratori audio, delle tracce video e/o audio dei film, attività che -secondo la Motion Pictures Association (MPA)- ha subito una rapida crescita negli ultimi anni.

Nonostante la serie di riforme promosse dalla Federazione Russa negli ultimi anni e volte a rafforzare la tutela della proprietà intellettuale per adeguarsi agli standard internazionali, il paese non è stato eliminato dalla Priority Watch List. Gli Stati Uniti auspicano che la Russia adotti un sistema legislativo e di enforcement più efficiente e trasparente. Il rapporto mette in luce come le prime due condanne per casi di pirateria online risalgono al 2013 ed è stato notato come entrambe siano arrivate all’esito di procedimenti durati troppi anni, inoltre, non si registrerebbe una reale volontà delle autorità competenti nel perseguire questo tipo di illeciti; la conseguenza è che la Russia sia diventata ‘sede’ di molti siti internet che, agevolando la pirateria online, arrecano seri danni non solo al mercato dei contenuti russo, ma anche a quello di paesi terzi.

E l’Italia? Il nostro paese era stato inserito nella Watch List (la lista di paesi che -pur offrendo minori preoccupazioni- sono comunque oggetto di monitoraggio) nel 1989; il rapporto del 2014 non solo ha -per la prima volta- rimosso l’Italia dalla suddetta lista, ma ne ha giustificato la rimozione riconoscendo i recenti ed indicativi sforzi in materia di tutela della pirateria in Internet. In particolare, il rapporto menziona, tra gli sforzi positivi posti in essere nell’ultimo periodo, l’adozione del Regolamento AGCOM, entrato in vigore il 31 marzo 2014, che, attraverso il meccanismo di notice and takedown ha introdotto un sistema capace di affrontare la pirateria su larga scala. Il ministro Guidi ha dichiarato che questo importante risultato “testimonia l’impegno del governo nel contrastare la pirateria digitale che affligge il mondo di internet e di cui il nostro stesso Paese è una delle prime vittime […] migliorando l’immagine di efficienza e rigore del nostro Paese e favorendo, fra l’altro, le potenzialità delle nostre esportazioni verso gli Usa”.

Al momento, non resta dunque che aspettare il prossimo anno per verificare in che modo i paesi chiamati in causa risponderanno alle critiche che gli vengono mosse e se l’Italia sarà in grado di ulteriormente implementare lo sforzo di contrasto che ha intrapreso e che gli è stato riconosciuto.

© Riproduzione riservata

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail this to someonePrint this page

Articoli recenti