Il caso, deciso il 2 febbraio, trae origine da un ricorso contro l’Ungheria presentato dinanzi  alla Corte europea dei diritti dell’uomo da “MTE”, l’organo ungherese di autoregolamentazione dei fornitori di contenuti internet, e da “Index”, società proprietaria di uno dei più importanti portali di notizie Internet in Ungheria.

Entrambi i soggetti ricorrenti erano stati condannati a risarcire due siti web immobiliari poiché, all’interno delle proprie piattaforme, erano stati pubblicati una serie di commenti offensivi e denigratori nei riguardi delle suddette società immobiliari, ree, secondo gli utenti, di aver posto in atto pratiche commerciali ingannatorie.

È doveroso segnalare come entrambe le ricorrenti fossero munite di un apposito sistema di “segnalazione” dei commenti contrari alla loro policy volto alla rimozione di contenuti offensivi e, in più, come i commenti oggetto di causa fossero stati tempestivamente rimossi sin dal principio dell’azione giudiziaria.

I giudici ungheresi, tuttavia, hanno ritenuto che tali commenti avessero superato i limiti accettabili della libertà di espressione e, quindi, hanno sancito la responsabilità di MTE  di Index, prescindendo dal loro ruolo di editori “intermediari”.

Invocando l’articolo 10 (libertà di espressione), sia MTE che Index si dolevano delle sentenze di condanna dei giudici ungheresi, i quali li obbligavano di fatto a censurare i contenuti dei commenti fatti dai lettori sui loro siti web, sostenendo che ciò era in contrasto con l’essenza della libertà di espressione su Internet.

Il ricorso veniva presentato alla Corte europea dei diritti dell’uomo il 28 marzo 2013.

La Corte ha ritenuto che i giudici ungheresi non avessero esercitato un bilanciamento corretto tra i diritti coinvolti, vale a dire tra il diritto alla libertà di espressione di Index e MTE e il diritto dei siti web immobiliari al rispetto della propria reputazione commerciale, limitandosi a sancire l’offensività dei commenti oggetto di causa.

I giudici di Strasburgo hanno, infatti, precisato come esclusivamente nei casi in cui i commenti degli utenti di terze parti si sostanzino in discorsi di odio e di minacce dirette all’integrità fisica, si possa prevedere la responsabilità dei portali di notizie internet ove, questi ultimi, omettano di prendere misure per eliminare senza ritardo commenti di tal sorta e per questo chiaramente illegali.

Differentemente, nel caso di specie, non sussistono i suddetti elementi essenziali (odio o violenza), motivo per cui, tali commenti, sebbene offensivi e volgari, non presentano un contenuto chiaramente illegale, indispensabile per sancire la responsabilità sia di MTE che di Index.

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