La sentenza resa dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea lo scorso 13 maggio ha confermato ancora una volta come cresca sempre di più l’attenzione delle istituzioni e degli utenti alle violazioni della privacy sul web.

Di pari passo cresce anche l’offerta fatta da parte di alcuni providers di servizi meno invadenti e più attenti alla tutela – appunto – della riservatezza.

È questo il caso di DuckDuckGo, motore di ricerca della Pennsylvania, che nel tentativo di confrontarsi con la concorrenza di colossi quali Google, Yahoo e Bing ha puntato proprio sul tema della privacy; “We don’t collect or share personal information” è questo il cavallo di battaglia del sito, che promette, da un lato, di non effettuare il c.d. “search leakage“, cioè non consentire che le ricerche degli utenti vengano registrate e trasmesse agli altri siti internet, dall’altro lato, di non tracciare né registrare la c.d. “search history” dell’utente.

 

Fonte: LaStampa.it

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail this to someonePrint this page

Articoli recenti

Linking: l’autorizzazione iniziale alla pubblicazione dell’opera ritenuta necessaria dalla giurisprudenza europea

Articolo di Alessandro La Rosa Negli ultimi anni, in tema di diritto d’autore sono sorte interessanti problematiche anche con riferimento all’attività di “linking” tra diversi siti. Tralasciando la definizione tecnica, il link costituisce probabilmente l’elemento centrale della comunicazione online attraverso cui è possibile navigare...
Categorie Proprietà intellettuale, Approfondimenti, Homepage Continua a leggere