Il settore dell’audiovisivo non si lascia intimidire dalle scelte della Commissione UE e, con una lettera indirizzata a tutti i soggetti coinvolti nel project team sul Digital Single Market, chiede di non modificare l’attuale sistema di assegnazione delle licenze territoriale.

Con la strategia per il Mercato Unico Digitale, pubblicata a maggio dello scorso anno, la Commissione UE si è impegnata per assicurare l’accesso transfrontaliero “nel rispetto del valore dei diritti del settore audiovisivo“. In tal senso, gli specialisti del settore hanno condotto degli studi approfonditi all’esito dei quali è apparso evidente come l’accesso transfrontaliero ai contenuti audiovisivi sui consumatori dell’UE non aumenterebbe la scelta per i consumatori, bensì comporterebbe costi enormi per il pubblico e per l’economia creativa europea, minacciando la diversità culturale in termini sia di produzione che di distribuzione.

L’industria ritiene di aver già provveduto, con ingenti investimenti e notevoli rischi finanziari, a mettere a disposizione del pubblico servizi audiovisivi online che forniscono contenuti di qualità e rivolti ad un pubblico locale differente sia per cultura che per lingua.

La proposta che solleva maggiore preoccupazione è quella di estendere ai servizi online il cd “principio del Paese di origine” per il diritto d’autore, che costringerebbe ad applicare il regime giuridico stabilito per la trasmissione via satellite e via cavo ad un contesto completamente diverso, andando a erodere inevitabilmente la diversità culturale a scapito delle prassi consolidate e dei gusti e dei consumatori.

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