Difficile comprendere quale sarà il futuro della web tax, avente ad obiettivo di far pagare in Italia – alle multinazionali con sede fiscale all’estero – le tasse relative alla parte di ricavi che si stima sia stata prodotta nel nostro Paese.

La tassa, dapprima cancellata nell’ambito dell’emanazione del decreto Salva-Roma, è stata poi reinserita all’interno della cosiddetta legge delega fiscale, con cui il Parlamento ha indicato i principi cui dovrà attenersi l’esecutivo nell’emanare una serie di decreti legislativi in ambito tributario; ai sensi dell’art. 9 lett. i) della legge, il Governo dovrà “prevedere l’introduzione, in linea con le raccomandazioni degli organismi internazionali e con le eventuali decisioni in sede europea, tenendo anche conto delle esperienze internazionali, di sistemi di tassazione delle attività transnazionali, ivi comprese quelle connesse alla raccolta pubblicitaria, basati su adeguati meccanismi di stima delle quote di attività imputabili alla competenza fiscale nazionale”.

Si attende, dunque, di vedere quali saranno le future mosse dell’esecutivo.

Nel frattempo, l’on. Francesco Boccia, collega di partito del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, ha così commentato l’attuale stato dei fatti “E’ dal 2006 che l’UE è al lavoro su questa normativa. Siamo nel 2014. Non c’è tempo da perdere. Quella con cui abbiamo a che fare è la più grande emorragia finanziaria della storia del capitalismo. La gente si deve rendere conto che Google vale più di tutta quanta la Borsa italiana messa insieme. Bisogna fare presto”.

 

 

Fonte: ANSA.it

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