Sempre più frequentemente il bilanciamento tra protezione dei dati personali e sicurezza nazionale è rimesso a Facebook .

Il popolare social network ha reso pubblico un rapporto relativo al secondo semestre del 2014, che rivela un fenomeno in tendenziale crescita, soprattutto in Oriente: i governi richiedono a Facebook l’accesso ad account privati di utenti ritenuti pericolosi o da tenere sotto controllo.

Ma non sempre il responso è positivo: l’India, per esempio, ha ottenuto da Facebook solo il 45% di risposte positive.

Il governo italiano, invece, tiene sott’occhio 2.696 account, uno solo dei quali reso successivamente inaccessibile perché di incitamento all’odio.

L’opinione generale sul punto è equamente divisa: secondo alcuni, è indispensabile che Facebook collabori in tal modo alla sicurezza nazionale; secondo altri, la sicurezza è soltanto una scusa per nascondere un’indiscriminata violazione della privacy dei cittadini.

 

 

Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on LinkedInEmail this to someonePrint this page

Articoli recenti

Cloud computing e copia privata: la sentenza della Corte di Giustizia UE. Illecita la riproduzione dell’operatore “attivo”

Articolo di Alessandro La Rosa Con l’attesissima sentenza pubblicata lo scorso 29 novembre, avente ad oggetto la causa promossa da VCAST Limited (Vcast) contro Reti Televisive Italiane s.p.a. (“RTI” – società del Gruppo Mediaset), la Corte di Giustizia UE (Causa C-265/16), ha chiarito che...
Categorie Commenti, Proprietà intellettuale, Homepage, Articoli Continua a leggere