Le Autorità europee a tutela della privacy, tramite l’organismo dell’Article 29 Working Party, hanno deciso di concedersi un anno di tempo per verificare l’efficacia reale del Privacy Shield.

Il nuovo accordo siglato a tutela del trattamento dei dati personali nei rapporti transatlantici Usa-UE, che sostituisce il Safe Harbor, è stato accolto con non pochi dubbi dalle Autorità garanti della Privacy nonostante l’approvazione della Commissione europea.

Tra le novità che destano più preoccupazione vi è l’istituzione di una nuova figura intesa come difensore civico preposto a giudicare su eventuali abusi circa il trattamento dei dati personali degli utenti.

Un anno di tempo, quindi, per rilevare eventuali difetti del sistema instaurato, nonché per verificare l’impatto che una tale intesa può avere sugli equilibri e gli scambi commerciali, in particolare, per le grandi corporation a scapito dei consumatori e degli utenti.

 

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