Secondo un’inchiesta dello scorso luglio, realizzata dal sito per la ricerca di lavoro Career Builder, metà delle aziende che usano i social media per scoprire attitudini e background dei potenziali candidati scoprono contenuti che possono portare nel 43% dei casi alla non assunzione. Dati saliti vertiginosamente, se si considera che nel 2012 la stessa percentuale ammontava al 36%. I contenuti che influiscono maggiormente su un esito negativo del processo di selezione sono foto considerate inappropriate, post inneggianti all’utilizzo di alcool e droghe, contenuti discriminatori, invettive contro l’azienda precedente.

Per evitare ripercussioni future molto dannose nasce Clear, una nuova app in grado di scandagliare i contenuti che abbiamo pubblicato negli anni su Facebook, Twitter ed Instagram ed eliminare i tweet e i post che giudichiamo inopportuni e potenzialmente offensivi.

È attualmente in fase sperimentale e designata per individuare tutti i contenuti ritenuti offensivi o ritenuti “a rischio” che abbiamo disseminato nel tempo sui social network. Funziona ricercando specifiche parole chiave, ad esempio analizzando tutte le frasi con riferimenti a minoranze etniche, all’orientamento sessuale o formulate in un linguaggio considerato inappropriato.

Clear sviluppa inoltre anche un’indagine preliminare, elaborando una vera e propria scala di “affidabilità” degli utenti su ogni singolo social network. “Quello che hai scritto con leggerezza, magari 10 anni fa, resta sul web e può essere usato in futuro contro di te”, ha detto l’ideatore,  Ethan Czahor, in un intervista rilasciata al Time.

E i dati sembrano dargli ragione.

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